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«Sono nato in una piccola isola [Jersey, 1970]. Fino alla mia adolescenza non avevo mai visto un orizzonte che non fosse il punto d'incontro tra cielo e mare. Ero esposto al dramma di un ambiente influenzato per sempre dagli elementi naturali.»

Quando Jason Martin racconta la sua infanzia, emerge già il legame profondo con la natura che lo porta, nel 2007, a lasciare Londra per il Portogallo, terra d'origine della nonna. Oggi l'artista vive e lavora dividendosi tra la frenetica metropoli inglese e la tranquilla Melides. Una scelta controcorrente per un artista reduce dal clamore di Sensation: Young British Artists from the Saatchi Collection (1997), seguito dai riconoscimenti alla Liverpool Biennial of Contemporary Art (1999) e alla European Biennial of the Visual Arts di La Spezia (2000). Le sue opere, inoltre, sono entrate a far parte di prestigiose collezioni museali e private ed esposte nelle più importanti gallerie di fama internazionale.

Dopo alcuni anni trascorsi a Lisbona, dove trasforma un’ex discoteca in studio artistico, nel 2015 Jason Martin si trasferisce nella campagna di Comporta. Qui il premiato architetto Souto de Moura riconverte per lui un ex deposito agricolo in un rifugio creativo, circondato solo da immense risaie. Più recentemente si è infine stabilito nella vicina Melides, nella tranquilla regione dell’Alentejo, tra l’oceano e una pianura di straordinaria biodiversità. «Identifico sempre la natura come il modello a cui la pittura dovrebbe aspirare. Sperimento con la natura e la utilizzo, ma non la imito» racconta l'artista. Queste parole si traducono in una scelta di vita concreta quando, nel 2013, Martin acquista un vigneto di 2,5 ettari e avvia una produzione vinicola con bottiglie realizzate a mano, culminata con l’edizione Impossible Vineyards (2013). Questa attitudine sperimentale attraversa l’intera opera di Martin, noto per aver ridefinito il linguaggio della pittura. L’artista britannico rilegge i grandi maestri del Novecento a partire dalla loro specifica gestualità: «Gli artisti di fine secolo dipingevano con il polso. Braque e Picasso, per creare i loro quadri cubisti, disegnavano i segni articolando i movimenti con il gomito. De Kooning, con la spalla, tracciava pennellate ancora più ampie. Infine, Pollock posava la tela a terra e dipingeva con tutto il corpo». Attraverso una tecnica personale, Jason Martin fonde espressionismo astratto, action painting e quell'arte volta a cancellare ogni traccia del corpo, «come se avessi riempito il vaso vuoto del minimalismo», afferma. Un ulteriore esempio di questa apertura ai linguaggi creativi più originali è rappresentato dal design della Lady Dior bag (2016). È in questo esilio autoimposto che Jason Martin affina un'estetica inconfondibile. Come ha dichiarato in occasione della personale alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia nel 2009, il suo è un «mono-linguaggio» privo di scarti: ogni gesto, ogni colata d'olio ricade sulla superficie componendo paesaggi astratti che sfidano le categorie. «Rimugino per ore per identificare il significato ultimo di un'opera. Ogni dipinto ha un'identità emotiva molto specifica» racconta l'artista. Nel lavoro di Martin la materia pittorica stessa si fa paesaggio. Il colore viene steso con pennelli, spatole, lame e pettini industriali, strumenti che gli consentono di incidere, pettinare e modellare la superficie con una gestualità quasi scultorea, generando un linguaggio sinestetico dove ogni segno diventa – nelle parole dell'artista – «testimonianza del tempo». Seguendo la traccia lasciata da questi "pennelli alternativi", lo spettatore ripercorre il gesto creativo e scopre opere che si collocano su una doppia soglia: tra pittura e scultura, per il loro pronunciato impatto materico e tridimensionale; tra astrazione e paesaggio, poiché le superfici sembrano alludere a orizzonti o flussi naturali, restituendo una percezione quasi atmosferica dello spazio. Un'astrazione che rilegge e supera l'espressionismo di Franz Kline e il modernismo di Robert Ryman – studiati alla Goldsmiths University di Londra. Gesto, tecnica e risultato visivo collidono in un unico concetto, che rappresenta la vera cifra distintiva di Martin: l’energia. Ogni dipinto sembra contenere il gesto stesso dell’artista ancora in corso, come se l’atto creativo non si fosse mai concluso e la superficie continuasse a registrarne la traccia.

​«Ho semplificato il metodo con cui realizzo i miei oli. Se non ti limiti a seguire una serie di regole, non puoi esprimere giudizi di valore sulla direzione del tuo lavoro. Ho eliminato i movimenti autocoscienti del corpo. [...] Utilizzo strumenti che facilitano il modo in cui il materiale si trasforma in qualcosa di contemporaneo, che non è mai stato visto prima. Ho creato un modus operandi controllato ma che lascia spazio al caso, il che porta a risultati entusiasmanti.»

Opera dell'artista Jason Martin Tantra 2025 pittura  a olio su alluminio reallizzata per la mostra alla Galleria Christian Stein di Milano
Tantra, 2025
Olio su alluminio, 160x130x10 cm
Opera di Jason Martin Virgo 2025_edited.jpg
Virgo, 2025
Olio su alluminio, 285x190x10 cm
Jason Martin con Breathe With Me, 2025
Olio su alluminio, 200x160x10 cm
Dettaglio di Down We Go, 2023
Veduta della mostra Jason Martin. Reminescence, 2023, alla Galleria Christian Stein Milano
Down We Go, 2023
Olio e grafite su alluminio, 230x200x15 cm
Flip Turn River, 2023
Olio e grafite su alluminio, 134x114x10 cm
Senza titolo
(Ultramarine blue, Prussian blue), 2022

Tecnica mista su alluminio, 192x146x14 cm

«Già Leon Battista Alberti aveva compreso che la pittura ricrea l'illusione della profondità sulla superficie. Siamo abituati a vedere qualcosa che va oltre la piattezza della tela. Il dipinto è una soglia dove si crea una dialettica tra superficie e illusione. E la sfida è quella di guardare attraverso, di vedere oltre.»

Jason Martin nel suo studio di Melides
JM5753_edited.jpg
What She Said, 2021
Tecnica mista su alluminio, 88x74x12 cm
Libido, 2026
Tecnica mista su velluto su alluminio, 140x120x10 cm

«Dipingere è anche un esercizio spirituale per me. Nasce dal bisogno di trovare il mio posto nel mondo e, allo stesso tempo, di lasciare una traccia per quando non ci sarò più.»

Untitled (Arancio ercolano_Alizarin crim
Charlemagne, 2025
Tecnica mista su alluminio, 140x50x10 cm
JM 2023_edited_edited.jpg

Past Exhibition

JASON MARTIN. Reminescence

25.05 - 30.09.2023

Milano, Corso Monforte 23

Letture essenziali

NOMAD. Jason Martin
2008

catalogo della mostra
CAC Màlaga, Es Baluard de Palma
Vigil. Jason Martin
2009

catalogo della mostra
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
Jason Martin. Werke 1997-2017
2018

catalogo della mostra
Schauwerk Sindelfingen,
The Schaufler Foundation
Interview with Jason Martin
2022

articolo di approfondimento
Portico, dicembre 2022, n.3

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