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GIULIO PAOLINI

TUTTO E NIENTE

OCTOBER 20, 2023 - JANUARY 13, 2024

20 OTTOBRE 2023 - 13 GENNAIO 2024

Milano, Corso Monforte 23

COMUNICATO STAMPA

| PRESS RELEASE

Galleria Christian Stein presents a solo exhibition of Giulio Paolini (Genoa, 1940) titled Tutto e niente [All and nothing]. The artist’s first exhibition in Galleria Christian Stein took place nearly sixty years ago in Turin in 1967. He has since been regularly featured at the gallery, most recently in a solo exhibition in 2020 in Milan.

This new exhibition revolves around five works, four of which created specially for the occasion. They explore themes such as the figure of the artist and art as a dimension of the absolute narrated in the essential vocabulary of Paolini’s artistic idiom.

Placed centrally in the gallery is L’anima in posa (2023). Paolini comments: the female figure seems to be intent on scattering or gathering white sheets (frames of mind) that fall to ground. Each sheet, released from her hand into the air, “encounters” its equal and sketches the profile of the fleeting contact that just occurred. The pencil lines thus fix the traces of a coincidence that has now dissolved.

The plaster cast of Venus evokes the incorporeal, ineffable essence of the soul unfolding its various expressions in a flock of sheets that express nothing other than their own existence.

On the right wall hangs the work Delfo (V) (2022). Paolini explains that it represents again the artist, seen from behind, walking amid two rows of ancient statues that seem to observe and perhaps give meaning to his path.

In line with the four previous versions of the homonymous series of “self-portraits” ­– dating to 1965, 1968, 1977, and 1997 – the artist discloses no oracular response but instead stops to listen in a state of contemplation. His gaze plots a temporal perspective which has classicism as its reference context.

On the back wall we see the installation In cornice (2023), which the artist describes as follows: a female model (Muse?) hesitates to choose if and how to show herself and seems to leave it all to chance. All is said (or unsaid), hidden or in a frame in the instant that precedes the revealment of the image.

The gesture of the figure, uncertain in her choice of one frame or another, evokes the process by which a work comes into being. In this incessant dance of frames, one of them, as if chosen from among the others, ends up hanging on the wall.

And lastly, Paolini comments on the work on the left wall: We have thus arrived at the point that every conclusion has to reach in order to be believed, that is, Tutto e niente (2023), which presents, and conceals, the marks of an unchanging universe. The view offered to our gaze is anything but virginal, it is instead a mosaic composed of many tesserae that constitute the starry sky of the images known so far. And not only those, but perhaps others that could announce themselves later... Thanks to the chance that past and future end up overlapping or coinciding, we can believe the hypothesis of an image given forever or never existing.

Nine panels characterized by openwork geometrical figures bear fragments of paper with various images (works from the history of art, figures, vedute, etc.) drawn from the various sources found in the archives of the artist’s studio. The fragments, of uncertain identity, form a constellation of unknown origin.

The Giulio Paolini exhibition at Corso Monforte 23 has no relation to thoughts about current reality and instead seeks to guide visitors along a path rife with questions about the status of the work of art, the role of the artist, and the mystery of beauty.

Soon to celebrate his 83rd birthday, the artist continues with his customary passion and rigor to elaborate new visual formulations of themes that have characterized his conceptual thinking since the 1960s.

La Galleria Christian Stein presenta l’esposizione personale di Giulio Paolini (Genova, 1940) dal titolo Tutto e niente. L’artista ha esposto per la prima volta in Galleria a Torino quasi sessant’anni fa, nel 1967, e poi, regolarmente, per tutta la sua carriera, fino alla recente personale a Milano nel 2020.

In mostra cinque lavori di cui quattro inediti. Opere che affrontano temi quali la figura dell’autore e l’arte come dimensione dell’assoluto, declinate secondo il vocabolario fondante del linguaggio paoliniano.

Al centro dell’ambiente campeggia L’anima in posa, 2023, nelle parole di Paolini: la figura femminile sembra intenta a disperdere o a raccogliere fogli bianchi (gli stati d’animo) che cadono al suolo. Ogni foglio, liberato nell’aria dalla mano della figura, “incontra” un suo uguale e disegna il profilo del fuggevole contatto appena avvenuto. Le linee a matita fissano così le tracce di una coincidenza ormai dissolta.

Il calco in gesso della Venere evoca l’incorporea e inafferrabile essenza dell’anima che dispiega le sue diverse espressioni in un insieme di fogli che non esprimono null’altro che la loro stessa esistenza.

Sulla parete di destra è collocata l’opera Delfo (V) (2022) che, come dichiara Paolini, presenta ancora l’autore, visto di spalle, che si inoltra fra due ali di statue antiche le quali sembrano assistere, e forse dar senso, al suo percorso.

In linea con le quattro versioni precedenti dell’omonima serie di “autoritratti” – realizzati rispettivamente nel 1965, 1968, 1977 e 1997 – l’autore non rivela alcun responso oracolare, ma, al contrario, si pone in ascolto, in atteggiamento di contemplazione. Il suo sguardo inscrive una prospettiva temporale, che individua nella classicità un contesto di riferimento.

Nella parete di fondo si scorge l’installazione In cornice, 2023 così descritta dall’artista: una modella (la Musa?) esita a scegliere se e come mostrarsi e sembra affidarsi all’eventualità del modo di apparire. Tutto è dunque detto (o non detto), nascosto o in cornice nel momento stesso che precede la rivelazione dell’immagine.

Il gesto della figura, incerta nella scelta dell’una o dell’altra cornice, evoca il divenire stesso di un’opera. In questa incessante danza delle cornici, una di esse, come fosse stata scelta tra le altre, si trova esposta alla parete.

E infine sulla parete di sinistra, conclude Paolini: Siamo così giunti al punto dove ogni conclusione deve giungere per essere creduta, ovvero al Tutto e niente (2023) che presenta, e nasconde, i segni di un universo sempre uguale a se stesso. La visione che si offre ai nostri occhi è tutt'altro che virginale, è anzi un mosaico composto dalle tante tessere che costituiscono il cielo stellato delle immagini conosciute finora. Non solo, ma forse anche di quelle che potrebbero annunciarsi in seguito... È grazie all'eventualità che passato e futuro arrivino a sovrapporsi e a coincidere che possiamo credere all'ipotesi di un'immagine data per sempre o mai esistita.

Nove pannelli caratterizzati da figure geometriche traforate ospitano frammenti cartacei di immagini disparate (opere della storia dell’arte, figure, vedute ecc.), tratte dalle diverse fonti presenti negli archivi dello studio dell’artista. I frammenti, di incerta identificazione, formano una costellazione di ignota origine.

L’allestimento di Giulio Paolini in Corso Monforte è estraneo a ogni riflessione sulla realtà corrente per condurre il visitatore in un percorso denso di interrogativi sullo statuto dell’opera d’arte, il ruolo dell’artista e il mistero della bellezza.

In procinto di compiere 83 anni, l’artista continua, con la passione e il rigore di sempre, a elaborare nuove formulazioni visive dei temi che hanno contraddistinto la sua riflessione concettuale a partire dagli anni Sessanta.

INVITO | INVITATION CARD

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